Pubblicato il Aprile 12, 2024

In sintesi:

  • Il Machine Learning non è un progetto IT, ma uno strumento di ingegneria di processo per ottimizzare la produzione.
  • Non servono nuovi sensori: i dati necessari sono spesso già presenti nei registri di manutenzione e nei sistemi SCADA.
  • Le piattaforme AutoML consentono di creare modelli predittivi senza scrivere codice, rendendo la tecnologia accessibile.
  • La validazione in “modalità ombra” (Shadow Mode) permette di testare i modelli in sicurezza, senza fermare la linea.

Come responsabile di produzione in una PMI manifatturiera italiana, la pressione per innovare è costante. Si sente parlare ovunque di Intelligenza Artificiale, Industria 4.0 e Machine Learning (ML) come chiavi per la competitività. Eppure, questi concetti suonano spesso astratti, costosi e complessi, legati all’immagine di grandi aziende con interi team di Data Scientist che analizzano fiumi di Big Data. La domanda sorge spontanea: come può una PMI, con risorse limitate e senza competenze così verticali, sfruttare questa rivoluzione senza imbarcarsi in un progetto faraonico destinato a fallire?

L’approccio comune suggerisce di investire in nuove infrastrutture, assumere esperti e lanciare complessi progetti di ricerca e sviluppo. Ma se la vera chiave non fosse cercare ciò che manca, ma valorizzare ciò che già si possiede? E se il Machine Learning non fosse visto come un astruso progetto informatico, ma come l’evoluzione naturale dell’automazione industriale che già padroneggi? La realtà è che non hai bisogno di un dottorato in statistica per ridurre i fermi macchina o migliorare il controllo qualità. Hai bisogno di un metodo pragmatico, orientato al processo.

Questo articolo è pensato proprio per te, l’ingegnere o il responsabile di produzione che ha i piedi ben piantati in fabbrica. Non parleremo di algoritmi complessi, ma di passi concreti. Dimostreremo come, partendo dai problemi che affronti ogni giorno – gli scarti, i guasti imprevisti, la qualità incostante – sia possibile implementare soluzioni di Machine Learning efficaci, sfruttando i dati, i macchinari e le competenze che hai già a disposizione. Vedremo come trasformare il ML da un’astrazione temuta a un potente alleato per l’efficienza produttiva.

Per affrontare questo percorso in modo strutturato, analizzeremo ogni fase del processo. Dall’identificazione del ritorno sull’investimento alla gestione pratica dei dati, fino all’integrazione con i sistemi esistenti e agli aspetti normativi, questa guida ti fornirà una roadmap chiara e operativa.

Perché investire in ML per il controllo qualità riduce gli scarti del 15%?

Prima di ogni investimento tecnologico, un responsabile di produzione si pone una domanda fondamentale: qual è il ritorno economico? Nel caso del Machine Learning applicato al controllo qualità, la risposta è diretta e misurabile: la riduzione del costo della non-qualità (COPQ). Ogni pezzo scartato non è solo materia prima sprecata, ma anche tempo macchina, energia e manodopera persi. Il ML, in particolare attraverso la visione artificiale, interviene identificando difetti con una precisione e una velocità irraggiungibili per l’occhio umano, permettendo di correggere il processo in tempo reale prima che vengano prodotti centinaia di pezzi difettosi.

L’obiettivo non è la perfezione tecnologica, ma un impatto tangibile sul bilancio. Raggiungere una riduzione degli scarti del 15-20% è un target realistico per un primo progetto ben focalizzato. Questo si traduce in un risparmio diretto che, nella maggior parte dei casi, giustifica ampiamente l’investimento iniziale in pochi mesi. Il potenziale è enorme, soprattutto in settori dove la precisione è tutto.

Caso di studio: Progea Leonardo riduce gli errori del 40% con la visione artificiale

L’azienda italiana Progea Leonardo, attiva nell’automazione industriale, ha dimostrato concretamente questi benefici. Implementando sistemi di visione artificiale basati su machine learning, è riuscita a ridurre gli errori di produzione del 40%. Questa tecnologia non solo ha migliorato drasticamente la qualità dei prodotti finiti, ma ha anche ottimizzato i consumi energetici, identificando difetti invisibili all’occhio umano e permettendo interventi correttivi immediati. Il caso evidenzia come la computer vision sia una tecnologia matura e accessibile anche per le PMI manifatturiere italiane che puntano all’eccellenza qualitativa.

Per tradurre questo potenziale in una stima concreta per la tua azienda, è fondamentale calcolare il costo attuale degli scarti. Questo esercizio non solo quantifica il problema, ma definisce anche il valore atteso del progetto di ML, trasformando un’idea innovativa in un business case solido.

Il tuo piano d’azione: Calcolare il Costo della Non-Qualità (COPQ)

  1. Identificare il tasso di scarto attuale: Analizza la documentazione di produzione degli ultimi 12 mesi per definire una baseline precisa.
  2. Calcolare il costo unitario completo: Per ogni prodotto, somma il costo della materia prima, della lavorazione e delle spese generali (overhead).
  3. Quantificare il costo annuo degli scarti: Moltiplica [Pezzi prodotti/anno] x [Tasso di scarto %] x [Costo unitario].
  4. Stimare il risparmio potenziale: Applica un target di riduzione realistico (es. 15%) al costo annuo per calcolare il beneficio economico.
  5. Calcolare il ROI: Confronta il risparmio annuo stimato con il costo della tecnologia ML per valutare la sostenibilità dell’investimento.

Dati sporchi o incompleti: l’errore che fa fallire l’80% dei progetti AI

L’entusiasmo per il Machine Learning spesso si scontra con una dura realtà: la qualità dei dati. Un algoritmo, per quanto sofisticato, è inutile se viene addestrato con informazioni errate, incomplete o incoerenti. È il classico principio del “Garbage In, Garbage Out”. Nelle fabbriche, i dati “sporchi” sono la norma, non l’eccezione: sensori che si starano, operatori che dimenticano di inserire un valore, fermi macchina non documentati, formati di dati che cambiano nel tempo. Ignorare questa fase preliminare di pulizia e preparazione è la causa principale del fallimento della stragrande maggioranza dei progetti di intelligenza artificiale.

Operatore di linea italiano che inserisce dati su tablet industriale con interfaccia semplificata in ambiente di produzione

La soluzione non è aspettare di avere dati perfetti, un’attesa che potrebbe durare per sempre. L’approccio pragmatico consiste nel riconoscere l’imperfezione e dotarsi di strumenti per gestirla. Fortunatamente, non servono competenze da data scientist per iniziare a mettere ordine. Esistono strumenti low-code o addirittura no-code, spesso già inclusi in software che la tua azienda probabilmente già utilizza, che permettono di identificare e correggere le anomalie più comuni in modo visuale e intuitivo. L’obiettivo è creare un set di dati “sufficientemente buono” per avviare un primo modello e dimostrarne il valore.

La tabella seguente offre una panoramica di alcuni strumenti accessibili per un responsabile di produzione o un IT generalista, ideali per avviare un’attività di monitoraggio sulla qualità dei dati senza investimenti proibitivi.

Strumenti low-code per monitoraggio qualità dati nelle PMI
Strumento Complessità Costo Licenza Competenze Richieste Tempo Setup
Power Query (Excel) Bassa Incluso in Office Base Excel 1-2 giorni
KNIME Analytics Media Gratuito (versione base) IT generalista 3-5 giorni
Power BI Media €8.40/utente/mese IT + formazione base 5-7 giorni
Grafana Media-Alta Open source IT con competenze DB 7-10 giorni

Piattaforma AutoML o codice proprietario: quale scegliere per iniziare subito?

Una volta che si dispone di un set di dati sufficientemente pulito, sorge la domanda successiva: come si crea effettivamente il modello predittivo? Le due strade principali sono lo sviluppo di codice proprietario (Python, R) o l’utilizzo di piattaforme di Machine Learning Automatizzato (AutoML). Per una PMI senza un team di data scientist, la scelta è quasi obbligata: l’AutoML è la via più rapida e sicura per ottenere risultati concreti. Queste piattaforme trasformano il processo di creazione di modelli in un’interfaccia visuale, dove l’utente carica i dati, definisce l’obiettivo (es. “prevedere il guasto di questo componente”) e il software testa automaticamente decine di algoritmi, presentando quello più performante.

Questo approccio demistifica il ML, spostando il focus dalla scrittura di codice alla conoscenza del processo. L’esperto non è più chi conosce la sintassi di Python, ma chi capisce il significato dei dati di produzione e sa interpretare i risultati del modello. Secondo uno studio del Politecnico di Milano, le imprese che hanno introdotto soluzioni basate sull’IA hanno visto aumentare l’efficienza dei processi produttivi di oltre il 20%, e le piattaforme AutoML sono uno dei principali acceleratori di questa adozione.

Tuttavia, è cruciale fare una scelta strategica per evitare il cosiddetto “vendor lock-in”, ovvero legarsi mani e piedi a un unico fornitore. È preferibile scegliere piattaforme che permettano di esportare i modelli creati in un formato standard (come ONNX), garantendo la libertà di spostarli su altri sistemi in futuro. Affidarsi a system integrator locali può essere una scelta vincente per essere guidati in questa selezione.

Caso di studio: PMI italiane scelgono partner locali per evitare il vendor lock-in

L’esperienza raccolta dal competence center MADE 4.0 mostra una tendenza chiara tra le PMI manifatturiere italiane. Molte aziende hanno privilegiato la collaborazione con system integrator del territorio per implementare i loro primi progetti di ML. La ragione è duplice: da un lato, il partner locale garantisce un supporto continuativo e una profonda conoscenza del tessuto industriale; dall’altro, questi partner tendono a utilizzare piattaforme AutoML che offrono una via d’uscita strategica, come l’esportazione del modello in formato ONNX. Questa scelta assicura che l’investimento intellettuale fatto nella creazione del modello rimanga patrimonio dell’azienda, indipendentemente dalla piattaforma tecnologica utilizzata nel lungo periodo.

Come collegare i modelli predittivi al vecchio SCADA senza fermare la linea

Uno dei timori più grandi per un responsabile di produzione è l’idea di dover fermare una linea per installare una nuova tecnologia. Il rischio di perdere produzione è un deterrente potentissimo. Fortunatamente, quando si tratta di integrare un modello di Machine Learning con un sistema di supervisione e controllo esistente (SCADA), è possibile procedere con un approccio a rischio zero: la modalità ombra (Shadow Mode). Questo metodo consiste nel far funzionare il modello ML in parallelo al sistema attuale, senza dargli la possibilità di inviare comandi alla linea. Il modello riceve i dati in tempo reale dallo SCADA, elabora le sue previsioni (es. “attenzione, questo motore si guasterà tra 3 ore”), ma si limita a registrarle.

In questo modo, per un periodo di validazione (tipicamente 3-6 mesi), è possibile confrontare le previsioni dell’algoritmo con ciò che accade realmente in fabbrica. Se il modello prevede un guasto e il guasto si verifica, la sua accuratezza è confermata. Se le previsioni sono inaffidabili, si può affinare il modello senza aver mai impattato la produzione. Solo quando si è raggiunta una soglia di affidabilità accettabile (es. 85-90%), si può procedere con l’integrazione bidirezionale, consentendo al sistema di agire sulla base delle previsioni, ad esempio generando automaticamente un ordine di lavoro per la manutenzione.

Questa metodologia non solo elimina i rischi operativi, ma costruisce anche fiducia nella tecnologia all’interno del team. Vedere che “la macchina aveva ragione” è il modo più efficace per vincere lo scetticismo.

Caso di studio: Politecnico di Torino e l’ML su PLC compatto

Una dimostrazione della fattibilità di questa integrazione viene da un progetto del Politecnico di Torino. I ricercatori hanno implementato con successo un modello di Machine Learning direttamente su un PLC compatto (Finder Opta™) per la manutenzione predittiva. Analizzando i segnali acustici tramite reti neurali, il sistema è in grado di identificare anomalie nei cuscinetti in tempo reale. Questo approccio di “edge computing” dimostra che l’elaborazione intelligente può avvenire direttamente a bordo macchina, senza necessità di complessi server centralizzati e, soprattutto, senza mai fermare la linea produttiva durante la fase di sviluppo e test.

Il tuo piano d’azione: Implementare la Shadow Mode per una validazione sicura

  1. Installare un gateway OPC-UA: Configura un gateway in modalità di sola lettura (read-only) sul sistema SCADA esistente per estrarre i dati in sicurezza.
  2. Configurare il modello ML: Fai girare il modello su un server separato che riceve i dati dal gateway, senza alcuna possibilità di inviare comandi alla linea.
  3. Eseguire il sistema in parallelo: Lascia il modello in esecuzione per 3-6 mesi, registrando tutte le previsioni e gli alert generati.
  4. Confrontare e validare: Compara sistematicamente le previsioni del modello con gli eventi reali (guasti, difetti) per misurarne l’accuratezza.
  5. Procedere con l’integrazione: Solo dopo aver raggiunto un’accuratezza soddisfacente, pianifica un’integrazione bidirezionale graduale e controllata.

Quando riaddestrare l’algoritmo: i segnali di deriva dei dati che ignori

Implementare un modello di Machine Learning non è un’attività “una tantum”. Un modello predittivo è come uno strumento di misura di precisione: con il tempo e con il cambiamento delle condizioni operative, può perdere la sua accuratezza. Questo fenomeno è noto come deriva dei dati (data drift) o degrado del modello. Accade quando le caratteristiche dei dati di produzione reali iniziano a discostarsi da quelle dei dati su cui il modello è stato originariamente addestrato. Le cause possono essere molteplici: un nuovo fornitore di materia prima, l’usura di un componente meccanico, una modifica nei parametri di processo o anche solo un cambiamento nelle condizioni ambientali.

Vista macro di un sensore industriale con texture di usura visibile che indica necessità di ricalibrazione

Ignorare la deriva dei dati significa affidarsi a previsioni sempre meno attendibili, che possono portare a decisioni sbagliate, come una manutenzione non necessaria o, peggio, la mancata previsione di un guasto imminente. Per questo motivo, non basta creare un modello, ma bisogna istituire un processo di monitoraggio continuo delle sue performance. Fortunatamente, anche questo può essere gestito senza un team di data scientist. Si tratta di definire un “proprietario del modello”, che potrebbe essere l’ingegnere di processo o il responsabile qualità, con il compito di eseguire controlli periodici (es. trimestrali) su alcuni indicatori chiave di performance.

Questa figura deve verificare se l’accuratezza del modello è ancora sopra la soglia minima accettabile e investigare le cause di un eventuale degrado. Un calo delle performance è il segnale che è arrivato il momento di riaddestrare l’algoritmo con dati più recenti, per “ricalibrarlo” sulla nuova realtà produttiva. Questo ciclo di monitoraggio e riaddestramento garantisce che il modello rimanga uno strumento utile e affidabile nel tempo.

  1. Verifica dell’accuratezza: Controlla se l’accuratezza del modello (es. precisione, recall) è ancora al di sopra della soglia minima accettabile definita per il progetto (es. 85%).
  2. Cambiamenti nel processo: Documenta se ci sono stati cambi di fornitore per le materie prime, modifiche significative ai parametri di processo o regolazioni manuali frequenti negli ultimi 3 mesi.
  3. Analisi dei trend: Analizza il trend delle metriche di performance (es. numero di falsi positivi/negativi) rispetto al trimestre precedente. Un peggioramento costante è un chiaro segnale di deriva.
  4. Eventi straordinari: Identifica eventuali eventi non ricorrenti (manutenzioni importanti, sostituzioni di componenti chiave) che potrebbero aver alterato i pattern dei dati raccolti.
  5. Decisione sul riaddestramento: Sulla base dei punti precedenti, decidi se è sufficiente un semplice “fine-tuning” con i dati più recenti o se è necessario un riaddestramento completo del modello da zero.

Come dimostrare l’integrazione automatizzata in caso di controllo fiscale

In Italia, l’investimento in tecnologie 4.0, incluso il Machine Learning, è fortemente incentivato dal credito d’imposta previsto dal piano Transizione 4.0. Tuttavia, per beneficiare di queste agevolazioni non basta acquistare un software: è necessario dimostrare che il bene sia “interconnesso” e “integrato” con il sistema informativo di fabbrica. Per un sistema di ML, questo significa provare che le sue analisi o previsioni influenzano attivamente il ciclo produttivo. In caso di un controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, è fondamentale avere a disposizione una documentazione precisa e inoppugnabile.

La crescita del settore è evidente: il mercato italiano dell’automazione ha registrato una crescita del 14% toccando gli 8 miliardi di euro nel 2023, spinto in gran parte da questi incentivi. Essere preparati a documentare correttamente l’investimento è quindi tanto importante quanto l’implementazione tecnica. Non si tratta solo di avere la fattura corretta, ma di poter esibire prove concrete dello scambio di dati bidirezionale e dell’impatto del modello sulle operazioni. Una perizia tecnica giurata redatta da un ingegnere o un perito industriale iscritto al proprio albo professionale è un requisito essenziale per i beni di costo superiore a 300.000 euro, ma è fortemente raccomandata anche per importi inferiori come garanzia di conformità.

La seguente checklist elenca i documenti e le prove chiave da preparare e conservare per affrontare con serenità qualsiasi verifica fiscale, trasformando un obbligo burocratico in un’ulteriore fase di validazione del progetto.

Check-list documentale per l’audit Transizione 4.0

  1. Perizia giurata: Redatta da un ingegnere abilitato, deve descrivere in dettaglio i requisiti di interconnessione e integrazione automatizzata soddisfatti.
  2. Log di sistema: Conserva estratti dei log con timestamp che provano lo scambio bidirezionale di dati tra la macchina/linea e il modello ML.
  3. Schema architetturale: Prepara uno schema vidimato dell’infrastruttura IT/OT che evidenzi in modo chiaro i flussi di dati tra i vari sistemi.
  4. Report generati dal modello: Archivia esempi di report o alert generati automaticamente dal sistema ML che hanno portato ad azioni concrete (es. ordini di produzione modificati, allarmi di manutenzione).
  5. Documentazione dei protocolli: Documenta le API o i protocolli di comunicazione utilizzati (es. OPC-UA, MQTT) per lo scambio dati.
  6. Fatture conformi: Assicurati che le fatture di acquisto del software e dell’hardware riportino la dicitura esplicita richiesta dalla legge (es. “Acquisto per il quale è riconosciuto il credito d’imposta ex art. 1, commi 1051-1063, L. 178/2020”).

Valori nulli: eliminarli o stimarli? L’errore statistico che falsa le tue medie

Durante la fase di pulizia dei dati, uno dei problemi più comuni è la gestione dei valori mancanti, o “nulli”. Una reazione istintiva potrebbe essere quella di eliminare semplicemente tutte le righe che contengono un dato mancante. Questo approccio, sebbene semplice, è spesso pericoloso: se i dati mancanti non sono casuali, la loro eliminazione può introdurre un bias significativo, falsando le medie e portando l’algoritmo a imparare da una realtà distorta. Ad esempio, se un sensore di temperatura smette di trasmettere dati solo quando il forno raggiunge temperature molto elevate, eliminare quei “buchi” significa far credere al modello che il forno non raggiunga mai quelle temperature critiche.

La strategia corretta dipende dalla causa probabile del valore nullo. Non esiste una soluzione unica. A volte è meglio stimare il valore mancante (imputazione), ad esempio usando la media mobile degli ultimi valori validi o tramite interpolazione lineare. Altre volte, il fatto stesso che il dato sia mancante è un’informazione preziosa. Se un codice difetto è nullo perché l’operatore era troppo impegnato per inserirlo durante un picco di produzione, quel “nullo” potrebbe essere correlato a un problema di sovraccarico della linea. In questo caso, è più corretto creare una nuova categoria, come “Non Rilevato”.

Come sottolineano gli esperti, l’interpretazione dei dati è fondamentale. In uno studio del Politecnico di Milano, i ricercatori F. Castello, M. Roveri e F. Sortino avvertono:

Correlazione non implica causalità, soprattutto nel caso in cui i dati forniti siano incompleti.

– F. Castello, M. Roveri, F. Sortino, Machine Learning for machine tool assistance, Politecnico di Milano

Questa citazione ci ricorda che dietro ogni dato (o assenza di dato) c’è un evento del mondo fisico. Capire quell’evento è il compito dell’ingegnere di processo, un compito che nessuna automazione può sostituire completamente. La tabella seguente suggerisce alcune strategie pratiche basate sulla causa probabile del dato mancante.

Strategie di gestione dei valori nulli per tipo di dato industriale
Tipo Dato Causa Probabile NULL Strategia Consigliata Rischio se Errata
Temperatura forno Sensore guasto/disconnesso Interpolazione lineare o ultimo valore valido Previsioni qualità prodotto errate
Pressione stampo Manutenzione programmata Flag separato ‘In manutenzione’ False anomalie in produzione
Codice difetto Operatore non ha inserito Nuova categoria ‘Non Rilevato’ Sottostima difetti reali
Vibrazione cuscinetto Interferenza elettromagnetica Media mobile ultimi 5 valori validi Mancata detection usura

Da ricordare

  • Il Machine Learning in fabbrica è uno strumento di ingegneria di processo, non un progetto di R&S. Il suo successo si misura in riduzione di scarti e fermi macchina.
  • Non servono grandi investimenti iniziali: si può partire valorizzando i dati e i macchinari esistenti, anche se imperfetti, usando piattaforme AutoML accessibili.
  • La validazione in “Shadow Mode” e la corretta documentazione per gli incentivi di Transizione 4.0 sono due passaggi chiave per un’implementazione sicura e sostenibile.

Come ridurre i fermi macchina imprevisti del 30% con i dati che hai già?

La manutenzione predittiva è forse l’applicazione più celebre del Machine Learning in ambito industriale, e a ragione. Un fermo macchina imprevisto è uno dei costi più alti e frustranti per un’azienda manifatturiera. L’idea di poter anticipare un guasto prima che accada è quindi estremamente attraente. La buona notizia è che, ancora una volta, spesso non è necessario investire in costosi sensori aggiuntivi per iniziare. La valorizzazione dell’esistente è la strategia più efficace. I dati necessari per un primo progetto di manutenzione predittiva si nascondono in due luoghi che già possiedi: i log dei tuoi sistemi PLC/SCADA e i registri di manutenzione, anche se cartacei.

I log macchina contengono una miniera d’oro di informazioni sui parametri operativi (temperature, pressioni, velocità, assorbimenti di corrente). I registri di manutenzione, d’altra parte, contengono la “verità di campo”: le date e le cause dei guasti passati. Digitalizzando e correlando queste due fonti di dati, si può addestrare un modello a riconoscere i pattern anomali che, in passato, hanno preceduto un guasto. Questo permette di trasformare la manutenzione da reattiva (“si è rotto, ripariamo”) a predittiva (“si sta per rompere, interveniamo”).

Caso di studio: PMI italiane ottimizzano la manutenzione con dati esistenti

Molte PMI italiane che hanno acquistato macchine utensili moderne grazie agli incentivi di Transizione 4.0 dispongono già di hardware “ML-ready” senza saperlo. Diversi costruttori italiani forniscono documentazione e API che facilitano l’estrazione dei dati per progetti predittivi. Un approccio di successo consiste nel digitalizzare i registri di manutenzione cartacei degli ultimi 5 anni e correlarli con i dati storici provenienti dai log PLC/SCADA. Questa base di dati, creata con un investimento minimo, è sufficiente per implementare un primo, efficace, sistema di manutenzione predittiva, concentrandosi sui componenti più critici o soggetti a usura.

L’impatto di questo approccio è significativo. Implementare la manutenzione predittiva non solo riduce i costi diretti di riparazione, ma ottimizza l’intero flusso produttivo, aumentando la disponibilità delle macchine e la prevedibilità delle consegne. La chiave è iniziare in piccolo, concentrandosi su un’unica linea o su una tipologia di guasto critico, per dimostrare il valore e costruire le competenze interne prima di estendere la soluzione al resto dell’impianto.

Il percorso verso la manutenzione predittiva inizia con l’analisi dei dati che già possiedi. Per avviare questo processo, è utile riesaminare come sfruttare i dati esistenti per ridurre i fermi macchina.

L’implementazione del Machine Learning non è più un’opzione per il futuro, ma un’opportunità concreta per ottimizzare la produzione oggi. Iniziare non richiede un team di data scientist, ma un approccio ingegneristico, pragmatico e focalizzato sui processi. Il primo passo consiste nell’analizzare i dati che già possiedi per identificare il progetto pilota con il più alto potenziale di ritorno sull’investimento.

Scritto da Roberto Moretti, Ingegnere dell'Automazione Industriale specializzato in Industry 4.0 e tecnologie IoT per il manifatturiero. Esperto nell'integrazione tra sistemi OT (PLC, SCADA) e IT, con focus su manutenzione predittiva e machine learning applicato.