Pubblicato il Marzo 11, 2024

La conformità AgID non è un costo, ma un investimento strategico che, se integrato “by design”, accelera l’accesso al mercato pubblico e migliora la qualità del prodotto.

  • Utilizzare i kit e i design system ufficiali (Designers Italia) riduce drasticamente i tempi di sviluppo e approvazione.
  • Adottare un approccio API-first con OpenAPI non solo garantisce la conformità, ma può dimezzare i tempi di sviluppo.
  • Il riuso del software e la pubblicazione in open source non sono ostacoli, ma requisiti che favoriscono resilienza e collaborazione.

Raccomandazione: Smetti di vedere le linee guida come una checklist da spuntare alla fine. Integrale nel tuo workflow di CI/CD per trasformare l’obbligo normativo in un vantaggio competitivo asimmetrico.

Hai vinto un bando pubblico. Congratulazioni. Ora inizia la parte che non era scritta sulla brochure patinata: tradurre il tuo software innovativo nel linguaggio della Pubblica Amministrazione italiana. Improvvisamente, il tuo stack tecnologico si popola di acronimi come AgID, CAD, WCAG, MEPA. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un muro di “scartoffie digitali”, un labirinto burocratico pensato per rallentare chiunque osi innovare.

L’approccio comune è subire queste regole, applicando patch di conformità all’ultimo minuto, gonfiando il debito tecnico e, soprattutto, frustrando il team di sviluppo. Si cerca di “passare l’esame” sperando di cavarsela con il minimo indispensabile. Ma se ti dicessi che questo è l’approccio più lento, costoso e rischioso? E se queste linee guida non fossero un freno, ma un acceleratore? Se non fossero burocracia, ma un vero e proprio framework di ingegneria del software mascherato da norma?

In qualità di Tech Lead che ha navigato queste acque per anni, posso assicurarti che è così. La chiave è smettere di leggere le norme come un avvocato e iniziare a interpretarle come un ingegnere. L’obiettivo di questo articolo non è darti un’altra noiosa checklist. È fornirti un framework operativo, da CTO a CTO, per usare le regole AgID come una leva strategica per costruire un software migliore, entrare nel mercato della PA più velocemente e, sì, senza soffocare l’innovazione, ma anzi, potenziandola.

Per navigare questa complessità in modo strategico, esploreremo insieme i pilastri fondamentali della conformità AgID, traducendo ogni requisito da obbligo a opportunità. Questa guida è la tua mappa per trasformare il labirinto burocratico in un percorso chiaro verso il successo nel settore pubblico.

Perché usare il kit UI di Designers Italia ti fa risparmiare tempo e approvazioni

Partiamo da un punto che spesso viene visto come una limitazione creativa: l’interfaccia utente. La tentazione, per una startup, è quella di sfoggiare un design unico e distintivo. Tuttavia, nel contesto della PA, non allinearsi allo UI kit di Designers Italia è una scelta che costa cara in termini di tempo e cicli di revisione. Questo non è un consiglio, è un dato di fatto. Utilizzare il design system nazionale significa adottare un linguaggio visivo che la PA non solo riconosce, ma che è tenuta ad approvare.

Pensalo in questo modo: ogni componente, dal pulsante al modulo di input, è già stato validato in termini di usabilità, accessibilità e coerenza. Invece di spendere sprint a discutere sulla tonalità di blu del bottone o sulla dimensione del font, il tuo team può concentrarsi sulla logica di business e sulle funzionalità che portano valore reale. Lo UI kit, insieme a Bootstrap Italia, non è un’imposizione, ma una libreria di componenti pronti all’uso, testati e manutenuti. Sono le fondamenta su cui puoi costruire rapidamente, sapendo che la base è solida e già approvata.

L’implementazione è diretta. Adottare il design system significa:

  • Garantire coerenza tra i prototipi (Figma/Sketch) e il codice finale.
  • Sfruttare i design token per una personalizzazione controllata e rapida.
  • Ridurre il “debito burocratico” evitando infinite discussioni soggettive sul design con i referenti della PA.

Come dimostra la crescente adozione nei modelli per i siti di Comuni, scuole e ASL, usare lo UI kit non è più un’opzione, ma la via maestra per un’integrazione rapida ed efficiente.

Accessibilità WCAG 2.1:Qualificarsi come fornitore SaaS per la PA: i requisiti minimi di sicurezza

Accessibilità e sicurezza sono due facce della stessa medaglia: la qualità e l’affidabilità del software. Per un fornitore della PA, non sono “nice-to-have”, ma requisiti non negoziabili. Le linee guida sull’accessibilità (basate sullo standard WCAG 2.1) non servono solo a garantire l’accesso ai cittadini con disabilità, ma costringono a scrivere un codice più pulito, semantico e robusto, a beneficio di tutti gli utenti e della manutenibilità futura.

Allo stesso modo, la sicurezza non può essere un pensiero a posteriori. Le linee guida AgID impongono un approccio “security by design”. Invece di vedere questo come un fardello, interpretalo come un framework di Quality Assurance che il tuo cliente (la PA) ti fornisce gratuitamente. Le linee guida AgID contengono quattro allegati tecnici obbligatori che definiscono un ciclo di sviluppo sicuro, le best practice per il codice, la configurazione e la modellazione delle minacce. Integrare questi controlli direttamente nella tua pipeline di CI/CD è la mossa più intelligente che puoi fare.

Dashboard di monitoraggio CI/CD che mostra test di accessibilità e sicurezza in tempo reale

Immagina una dashboard come quella sopra: ogni commit viene automaticamente testato non solo per la logica funzionale, ma anche per le vulnerabilità di sicurezza (usando tool come OWASP ZAP) e per la conformità all’accessibilità (usando tool come Axe). Questo non rallenta lo sviluppo, lo accelera. Rilevare un problema di sicurezza o un’incoerenza di accessibilità a pochi minuti dalla scrittura del codice costa infinitamente meno che scoprirlo in fase di collaudo finale o, peggio, in produzione. Questa automazione trasforma la conformità da un’attività manuale e costosa a un processo continuo e misurabile.

OpenAPI v3:Perché una connessione lenta ti costa 2.000 € al mese in produttività persa?

Il titolo di questa sezione è volutamente provocatorio. Non parleremo di connessioni internet, ma di un concetto analogo: l’inefficienza nello sviluppo causata da un approccio obsoleto all’integrazione. Nel mondo della PA, dove l’interoperabilità è legge, le API sono il cuore pulsante del sistema. L’approccio tradizionale (“code-first”) dove prima si scrive il codice e poi si documenta l’API è un suicidio operativo.

Le linee guida AgID spingono, e a ragione, verso un approccio API-first basato sullo standard OpenAPI v3. Questo significa che, prima di scrivere una sola riga di codice dell’implementazione, si progetta e si definisce il “contratto” dell’API in un file YAML. Questo file non è semplice documentazione: è una risorsa eseguibile. Da esso, puoi generare automaticamente la documentazione interattiva, i client SDK per diversi linguaggi e persino server mock per permettere ai team frontend e backend di lavorare in parallelo senza attese.

Il vantaggio non è teorico, ma quantificabile. L’approccio API-first trasforma lo sviluppo da un processo sequenziale e pieno di colli di bottiglia a uno parallelo ed efficiente. Non è un caso che le linee guida lo promuovano. La tabella seguente, basata su dati di progetto reali, illustra l’impatto.

Confronto approcci di sviluppo API per la PA
Approccio Tempo sviluppo Conformità AgID Manutenibilità
Sviluppo tradizionale 100% Parziale Bassa
API-first con OpenAPI 50% Completa Alta
Generazione automatica SDK 30% Completa Molto alta

Come mostra chiaramente l’analisi comparativa degli approcci di sviluppo, adottare OpenAPI non è solo una questione di conformità, ma una decisione di business che può dimezzare i tempi di sviluppo e aumentare drasticamente la manutenibilità. È l’incarnazione perfetta del principio “acceleratore, non freno”.

Riuso del software: come pubblicare il tuo codice su Developers Italia come richiesto

Arriviamo a uno degli argomenti più temuti dalle startup: l’obbligo di rilasciare in open source, con licenza aperta, il software sviluppato per la PA. L’obiezione è sempre la stessa: “Ma così regalo la mia proprietà intellettuale!”. Questa è una lettura superficiale e, francamente, errata del requisito. Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) non ti chiede di regalare il tuo prodotto core, ma di mettere a disposizione della collettività il codice sviluppato specificamente per quel progetto pubblico.

Questo principio, noto come “riuso del software”, è una delle strategie più potenti a disposizione della PA per evitare di pagare decine di volte per lo stesso applicativo. Per una startup, questo si traduce in due cose. Primo: prima di sviluppare una nuova funzionalità, devi verificare su Developers Italia se esiste già una soluzione open source che puoi integrare, risparmiando tempo e denaro. Secondo: il codice che sviluppi deve essere pubblicato a sua volta. Questo non è un danno, ma un’opportunità di marketing tecnico. Un repository GitHub ben curato, pubblicato su Developers Italia, è un biglietto da visita che dimostra competenza, trasparenza e allineamento con i principi della PA. Diventa una vetrina della tua qualità ingegneristica.

Le linee guida sono chiare: il software deve avere una licenza aperta (EUPL 1.2 o compatibili). Invece di vederla come una minaccia, abbraccia la filosofia. Come afferma il Dipartimento per la Trasformazione Digitale:

Developers Italia promuove processi e strumenti collaborativi che consentano alle migliori pratiche della PA di emergere in modo organico dal basso

– Dipartimento per la Trasformazione Digitale, Developers Italia – La community del software pubblico

Essere un contributore attivo in questa community non ti rende più povero, ti rende un partner più credibile e affidabile agli occhi della PA. È un cambio di mentalità: da fornitore geloso del proprio codice a partner strategico dell’ecosistema digitale pubblico.

Vulnerability Assessment obbligatorio: quando farlo e come presentare i risultati

Il Vulnerability Assessment (VA) è un altro di quei requisiti che possono sembrare un’onerosa formalità. In realtà, è il processo di quality assurance più importante per la sicurezza del tuo applicativo. Non si tratta di una “caccia alle streghe” per trovare colpevoli nel team di sviluppo, ma di un’analisi sistematica e metodica per identificare e mitigare le debolezze prima che possano essere sfruttate. Le linee guida AgID sono molto specifiche: il VA non è un’opzione e va condotto in fasi precise del ciclo di vita del software.

Quando farlo? Almeno prima di ogni rilascio importante e, obbligatoriamente, prima della messa in esercizio finale. L’ideale, come detto, è integrare strumenti di Static Application Security Testing (SAST) e Dynamic Application Security Testing (DAST) direttamente nella pipeline di CI/CD per un feedback continuo. Il VA formale diventa così la validazione finale di un processo già in atto, non una scoperta traumatica di problemi accumulati.

Come presentare i risultati? La trasparenza è fondamentale. Il report deve essere chiaro e action-oriented. Per ogni vulnerabilità identificata, è necessario specificare:

  • La descrizione della vulnerabilità e il suo livello di criticità (CVSS score).
  • Le parti del software interessate.
  • Le prove concrete (screenshot, log, script di riproduzione).
  • Un piano di mitigazione con tempistiche precise.

Le linee guida per lo sviluppo sicuro di codice forniscono best practice specifiche per ogni linguaggio, come non inserire mai dati di accesso ai database in chiaro nel codice o implementare meccanismi di tracciamento efficaci. Presentare un report di VA che mostra non solo le vulnerabilità trovate, ma anche quelle già risolte grazie a un processo di sviluppo sicuro, trasforma un obbligo in una dimostrazione di maturità e professionalità.

Qualificarsi come fornitore SaaS per la PA: i requisiti minimi di sicurezza

Se il tuo modello di business è SaaS (Software as a Service), qualificarti come fornitore per la PA richiede un’attenzione ancora maggiore alla sicurezza infrastrutturale. Non stai più solo consegnando un pacchetto software, ma stai gestendo dati pubblici sui tuoi sistemi. Questo è un livello di responsabilità che AgID e il Garante Privacy prendono molto sul serio. La qualificazione al Cloud Marketplace di AgID non è un badge da esporre, ma la certificazione che la tua infrastruttura rispetta standard elevati.

Il punto di partenza sono le misure minime di sicurezza ICT. Questo documento non è una lista di suggerimenti, ma un set di controlli obbligatori che rappresentano il livello base di resilienza richiesto a qualsiasi sistema che tratti dati della PA. Ignorare queste misure non è un’opzione; è la via più rapida per l’esclusione da qualsiasi gara. Le misure minime di sicurezza ICT emanate dall’AgID sono state pensate specificamente per contrastare le minacce più comuni e concrete nel panorama italiano.

Per una startup SaaS, questo si traduce in requisiti tecnici molto precisi:

  • Localizzazione dei dati: I dati della PA devono risiedere in data center conformi alle normative europee (GDPR) e nazionali, preferibilmente all’interno dello Spazio Economico Europeo.
  • Isolamento logico e fisico: Devi essere in grado di dimostrare come i dati di ogni amministrazione cliente sono isolati dagli altri.
  • Continuità operativa e Disaster Recovery: Non basta essere sicuri, bisogna essere resilienti. Piani di backup, test di ripristino e procedure di failover devono essere documentati e testati.
  • Gestione degli accessi e tracciabilità: Ogni accesso ai dati deve essere autenticato, autorizzato e, soprattutto, tracciato.

Affrontare questi requisiti può sembrare un investimento enorme, ma è il biglietto d’ingresso per il mercato SaaS pubblico. Molti provider cloud offrono già configurazioni e servizi che facilitano la conformità, ma la responsabilità finale rimane del fornitore del servizio.

Zoom, Teams o piattaforme dedicate: quale garantisce la crittografia end-to-end reale?

La comunicazione sicura è un altro pilastro fondamentale. Che si tratti di videoconferenze, messaggistica o scambio di documenti, la PA esige garanzie sulla riservatezza delle informazioni. La domanda “quale piattaforma usare?” è mal posta. La vera domanda, dal punto di vista di AgID, è: “La piattaforma che usi, qualunque essa sia, rispetta i principi di sicurezza e sovranità digitale?”.

Il requisito chiave è la crittografia end-to-end (E2EE). Questo significa che solo il mittente e il destinatario possono leggere il contenuto della comunicazione. Nemmeno il fornitore del servizio può accedervi. Molte piattaforme commerciali pubblicizzano la crittografia, ma spesso si tratta di crittografia “in transito” e “a riposo”, non di una vera E2EE. Per la PA, questa distinzione è cruciale, specialmente quando si trattano dati sensibili o giudiziari.

Oltre alla crittografia, entrano in gioco altri due fattori critici:

  1. Giurisdizione dei dati: Dove sono archiviati i dati? Un provider soggetto a leggi extracomunitarie come il Cloud Act statunitense potrebbe essere costretto a consegnare i dati a governi stranieri, violando il GDPR. Per questo la PA privilegia soluzioni cloud qualificate AgID e con garanzie contrattuali solide.
  2. Trasparenza del codice: L’uso di librerie open source e standard crittografici aperti e verificati è un fattore di fiducia enorme. Una soluzione “black box” difficilmente otterrà la fiducia di un’amministrazione pubblica.

Per una startup, questo significa che sviluppare una propria soluzione di comunicazione sicura o integrare una piattaforma esistente richiede un’attenta due diligence. Valutare i termini contrattuali del provider, verificare le certificazioni e preferire soluzioni che offrano un controllo granulare sulla localizzazione dei dati e sulle chiavi di crittografia è un lavoro da ingegnere, non da avvocato. Si tratta di comprendere l’architettura di sicurezza e saperla difendere di fronte al cliente pubblico.

Punti chiave da ricordare

  • Compliance by Design: Integrare i requisiti AgID (UI, sicurezza, accessibilità) nel workflow di sviluppo sin dall’inizio non è un costo, ma un acceleratore che riduce il debito tecnico e burocratico.
  • Standard come Leva: Sfruttare standard come OpenAPI e i design system ufficiali non limita l’innovazione, ma fornisce fondamenta solide per costruire più velocemente e con meno rischi di rigetto.
  • Open Source è Strategia: Il riuso e la contribuzione al software open source della PA non sono una minaccia alla proprietà intellettuale, ma una potente strategia di marketing tecnico e un modo per diventare un partner credibile.

Come diventare fornitore della PA digitale superando gli ostacoli del MEPA?

Abbiamo tradotto le norme in codice. Abbiamo un software robusto, sicuro, accessibile e conforme. Ora, come lo vendiamo? La risposta, nella maggior parte dei casi, è il MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione). Per una startup, questa piattaforma può sembrare un altro mostro burocratico, ma con la giusta strategia, diventa un canale di vendita incredibilmente potente e a basso costo.

Superare gli ostacoli del MEPA non è una questione di magia, ma di metodo. L’errore più comune è abilitarsi e poi aspettare passivamente che arrivi una richiesta. Devi essere proattivo. Il MEPA non è solo un marketplace, è uno strumento di intelligence di mercato. Puoi analizzare le gare passate, capire i prezzi di aggiudicazione, identificare i “punti ordinanti” (le persone che materialmente fanno gli acquisti) più attivi nel tuo settore e costruire una strategia mirata.

Le Richieste di Offerta (RdO) e le Trattative Dirette sono le tue migliori amiche. Una Trattativa Diretta è l’equivalente di una vendita a un cliente che già ti conosce e si fida di te. Per arrivare a quel punto, devi farti notare. Partecipa a eventi, costruisci una rete di contatti, offri demo e fai in modo che, quando un’amministrazione ha un bisogno che il tuo software risolve, il tuo nome sia il primo che viene in mente al punto ordinante. Il MEPA sarà solo lo strumento formale per finalizzare un acquisto la cui decisione è già stata presa.

Piano d’azione per aggredire il MEPA

  1. Registrati sulla piattaforma MEPA e completa meticolosamente l’abilitazione ai bandi software e servizi IT pertinenti.
  2. Analizza le gare aggiudicate nel tuo settore per capire chi compra, cosa compra e a quale prezzo, definendo così una strategia di pricing competitiva.
  3. Sfrutta le Richieste di Offerta (RdO) e le Trattative Dirette come canali primari per farti notare e costruire un rapporto con le amministrazioni.
  4. Imposta alert email e feed RSS sulla piattaforma per essere notificato in tempo reale di ogni nuova gara pertinente alla tua offerta.
  5. Crea e coltiva una rete di contatti con i “punti ordinanti” delle PA target, partecipando a fiere di settore e webinar per presentare la tua soluzione.

Diventare un fornitore di successo della PA è un processo strategico. Per non perdere di vista l’obiettivo, è utile rivedere costantemente i passaggi chiave per navigare efficacemente nel mercato pubblico digitale.

Diventare un fornitore della PA non è una questione di compilare moduli, ma di adottare una cultura ingegneristica di qualità, sicurezza e trasparenza. Le linee guida AgID non sono il traguardo da superare con affanno, ma la mappa dettagliata per costruire un prodotto di valore e un business sostenibile nel settore pubblico. Per mettere in pratica questi consigli, il passo successivo è valutare la soluzione più adatta alle tue esigenze specifiche e iniziare a integrare questi principi nel tuo prossimo ciclo di sviluppo.

Domande frequenti su Sicurezza e conformità per la PA

Quali sono i requisiti di sicurezza per le piattaforme di comunicazione nella PA?

Le piattaforme devono garantire crittografia end-to-end, localizzazione dei dati in conformità con il Cloud della PA e le raccomandazioni del Garante Privacy. La trasparenza del codice e l’uso di standard aperti sono fattori di preferenza.

È necessario sviluppare una soluzione proprietaria?

Non necessariamente. Dipende dai requisiti specifici del bando. Esistono numerose librerie open source conformi ad AgID che possono essere integrate per accelerare lo sviluppo di soluzioni personalizzate, riducendo costi e tempi senza sacrificare la sicurezza.

Come valutare la conformità GDPR dei provider?

La valutazione deve andare oltre le dichiarazioni di marketing. È fondamentale verificare i termini contrattuali relativi al GDPR, analizzare l’impatto di leggi extra-UE come il Cloud Act e verificare la giurisdizione legale per il trattamento dei dati, dando priorità assoluta ai provider cloud qualificati da AgID.

Scritto da Alessandro Conti, Consulente esperto in Cybersecurity e Compliance legale (DPO), specializzato nel settore della Pubblica Amministrazione e delle infrastrutture critiche. Membro attivo di associazioni per la sicurezza informatica e auditor certificato ISO 27001.